“Mafia e Legalità”, parte I: le Mafie in Toscana

Il report che segue è stato redatto nel corso dell’anno 2018, a cura di Davide Ficarola e Lorenzo Paciello, collaboratori e redattori per l’occasione della nostra associazione per la Legalità “Il Gomitolo Perduto” onlus. 
Il fine di questo documento è testimoniare, scattare una fotografia, studiare lo stato della presenza mafiosa sul territorio toscano, per fornire poi finalmente un testo unitario agli interessati del settori, non pochi.  Naturalmente, soggetto com’è e com’è stato alle cronache ufficiali e giudiziarie, locali e nazionali, il presente dossier necessita di continuo aggiornamento e sempre migliori studi. 
L’augurio è che possa, almeno per il momento, fornire una completa e per quanto possibile dettagliata conoscenza del fenomeno in questione. 

Verrà quindi pubblicato su questo sito in due parti, per agevolare la lettura e la condivisione.
Per i più interessati, è possibile scaricare il pdf completo del report qui:  MAFIA E LEGALITA’ _REPORT ILGOMITOLOPERDUTO

 

 

Seppur molto spesso non percepita, la presenza della mafia sul territorio toscano è innegabile.
Basta guardare ai rapporti della Direzione investigativa antimafia (DIA) e della Direzione nazionale antimafia (DNA) degli ultimi anni per rendersi conto che quello mafioso è un fenomeno la cui portata è in aumento. Al 2 aprile 2018, infatti, sono 132 i clan mafiosi colpiti da provvedimenti in Toscana. Di questi, 50 provengono dalla Campania, 45 dalla Calabria e 31 dalla Sicilia.
Trattandosi di un territorio ricco, le organizzazioni criminali hanno adottato un modus operandi diverso da quello dei loro luoghi d’origine, allorché non mirano al controllo del territorio, ma preferiscono mantenere un basso profilo, sviluppando perciò una capacità di mimetizzazione grazie alla quale riescono non far salire il livello di allarme sociale. In tal modo, i clan riescono ad entrare nella cosiddetta “economia legale”, avvalendosi talvolta anche della collaborazione di figure professionali locali.

 

Durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario 2018, ad esempio, il presidente della Corte di appello, Margherita Cassano, ha messo in evidenza un netto aumento percentuale dei reati, ed in particolare: 
+19,7% di delitti contro la vita e contro l’incolumità individuale; 
+30,6% i delitti contro il patrimonio mediante violenza a cose o persone (cioè le rapine);
+31,8% delitti in materia di stupefacenti;
+30,6% reati contro il patrimonio mediante frode, cioè le truffe;
+29,5% delitti contro la libertà individuale (violenze sessuali e reati ex art. 609 ter e quater del codice penale);
+41,7% reati contro la famiglia.

E ancora, ha dichiarato: “Sono in costante aumento gli affari penali: presso la corte di appello i processi penali sono aumentati del 24,3% e nel settore di competenza della corte di assise si è registrato un aumento complessivo del 46,7% tanto più significativo laddove si consideri la tipologia dei reati di particolare allarme sociale di sua competenza”. I dati sono stati confermati anche dalla relazione del procuratore generale Marcello Viola che ha sottolineato come siano aumentati i casi di omicidio volontario. 
Dunque, nella regione toscana la criminalità organizzata ha diverse caratteristiche storiche rispetto quanto accaduto in Calabria, Campania e Sicilia, dove la duratura stabilità organizzativa delle mafie è nota. D’altro canto, la Toscana è caratterizzata da qualità civiche ed alto capitale sociale che riescono a strutturarsi in salde reti di solidarietà, che impediscono o rallentano il proliferare di associazioni mafiose propriamente dette.

Ciò non significa, comunque, che le organizzazioni illegali indirettamente coinvolte con le mafie calabrese, siciliana e campana non sorgano o non abbiano già trovato dei legami proprio in Toscana, specie negli ultimi decenni. D’altronde, I mutamenti ed i movimenti delle organizzazioni criminali hanno influenzato la comparsa di nuove forme entro cui riconoscere il fenomeno mafioso, nella fattispecie corruzione, evasione, traffici illeciti. La differenza, rispetto alle tradizionali esperienze storiche, si trova in nuovi settori commerciali, come appunto quello ambientale o turistico. Proprio questi mercati proliferano dove l’economia è fertile e produttiva: potremmo dire che le mafie riescono a sorgere sempre come ombra dove la luce più alta porta benessere.

Questa situazione si manifesta, ad esempio, nell’incertezza di trovare una definizione giuridica in sede dedicata al reato definito, che riconduca allo stampo mafioso. Negli ultimi anni, appunto, sebbene molti procedimenti giudiziari non sono stati qualificati ai sensi dell’associazione mafiosa (ex. art. 416bis c.p.), hanno poi trovato nel corso della fase inquirente la definizione di aggravante per agevolazione di associazione mafiosa (ex art. 7 della L. 203/91). In questo modo ci si è avvicinati ad una rappresentazione più propria del reato in questione.

In più, come già accennato, si può parlare di presenza mafiosa nel territorio toscano per alcuni cosiddetti “eventi-spia”, cioè quelli che palesano il rischio di un insediamento, seguendo l’esempio di quanto accaduto nel recente passato in altre regioni. Tra questi si possono annoverare l’aumento di alcune fattispecie di illeciti come incendi dolosi e intimidazioni, violenze a persone coinvolte in procedimenti giudiziari o verso aziende implicate in affari mafiosi, omicidi di uomini coinvolti direttamente nell’attività dei clan, occultamento di armi o latitanti. Nel particolare, la sezione seguente è dedicata a questi episodi, non più evitabili nelle cronache locali.

La diffusione di queste pratiche rimarca la vulnerabilità di ogni territorio nei confronti delle organizzazioni criminali strutturate.
Per questo, favorire reti di solidarietà, la cultura civica nelle scuole e nelle istituzioni pubbliche, nonché gli obblighi di legalità a livello amministrativo e commerciale – nel pubblico come nel privato – sarebbe il modo migliore per prendere consapevolezza dei fenomeni e contribuire al progresso della comunità. Da queste responsabilità non sono esenti il potere politico ed economico.

 

LE MAFIE SUL TERRITORIO TOSCANO.
LE PRESENZE DELLA ‘NDRANGHETA, DI COSA NOSTRA E DELLA CAMORRA.

Nei casi particolari, con ordine, è doveroso passare in rassegna le modalità di contatto tra la Toscana e le organizzazioni criminali meridionali. Sono stati qui selezionati i casi più noti degli ultimi anni, che hanno nutrito le cronache locali.

Di seguito, la tabella[1] mostra i nomi dei clan che hanno agito o agiscono in Toscana, secondo le indagini DIA e DNA.

 

 

  • Mafia Calabrese in Toscana

Per quanto riguarda gli insediamenti strutturati di natura ‘ndranghetista, si continuano a registrare presenze di soggetti collegati alle cosche crotonesi, reggine e della provincia di Cosenza. Le attività di queste organizzazioni si presentano sul territorio in maniera eterogenea, con interessi che spaziano dal traffico di stupefacenti allo sfruttamento di manodopera irregolare, dagli appalti pubblici agli investimenti immobiliari e commerciali, con particolare attenzione al settore del turismo. 
Tutto questo è stato messo in luce soprattutto negli ultimi anni, grazie alle diverse operazioni condotte dalle forze di polizia. Nell’aprile 2015 Giuseppe Talotta, latitante della ‘ndrina Alvaro, si costituisce a Massa. Tramite lui si arriva a Giuseppe Alvaro, latitante nascosto da mesi in Toscana.

Nel gennaio 2016, un ricercato affiliato dell’organizzazione calabra viene arrestato al casello di Calenzano.
Nel mese di gennaio 2017, la D.I.A. di Firenze, nell’ambito dell’operazione “Becco d’oca”, ha eseguito il sequestro di un ingente patrimonio costituito da 9 società, 19 immobili (tra fabbricati e terreni), diversi beni mobili registrati (bar, pasticcerie, pizzerie e appartamenti) e rapporti bancari, per un valore di oltre 5 milioni di euro. Nello specifico, il provvedimento ha colpito tre imprenditori calabresi operanti in Toscana (Giuseppe Iuzzolino, Martino Castiglione e Vincenzo Benincasa), nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, collegati con la cosca Giglio di Strongoli (KR).
Sempre nel mese di gennaio, i militari della Guardia di Finanza hanno concluso le operazioni “Cumbertazione” e “5 Lustri”, condotte nei confronti della ‘ndrina Piromalli di Gioia Tauro (RC). Così, hanno eseguito il fermo di 33 soggetti ritenuti responsabili dei reati associazione per delinquere di tipo mafioso, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, rapina ed estorsione. Nel corso dell’operazione di polizia sono state sequestrate ben 54 imprese. Toccata la zona della Val di Cecina con il sequestro di due aziende, una a Pomarance (PI) legata al gruppo Granchi e una a Castelnuovo Val di Cecina.
In tema di stupefacenti, ancora nel mese di gennaio, a conclusione dell’operazione “Stammer”, la Guardia di Finanza ha eseguito il fermo di 74 soggetti riconducibili, in prevalenza, alle ‘ndrine dei Fiarè di San Gregorio d’Ippona (VV), a quella dei Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto (VV) ed alla più potente cosca Mancuso di Limbadi (VV). Oltre che in Toscana gli arresti sono avvenuti tra Calabria, Sicilia, Campania, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia. 
Il successivo mese di marzo, l’Arma dei Carabinieri di Livorno e la Guardia di Finanza di Pisa hanno concluso l’operazione “Akuarius”, che ha fatto luce su un sodalizio dedito al narcotraffico tra i Paesi dell’America latina ed il porto di Livorno. L’indagine ha evidenziato l’intreccio tra soggetti qui residenti ed elementi della ‘ndrangheta della provincia di Vibo Valentia.  Con “Akuarius 2” gli arresti sono poi stati 10 e i sequestri di oltre 134 kg di cocaina. L’inchiesta è collegata a quella dell’omicidio di Giuseppe Raucci, avvenuto a Tirrenia (PI) il 9 dicembre 2015, la cui salma venne poi rinvenuta il giorno seguente sulla superstrada Fi-Pi-Li, nei pressi Ginestra Fiorentina. L’operazione ha consentito di individuare e disarticolare, tra le province di Firenze, Livorno, Prato e Pistoia una organizzazione criminale – calabro-labronica – di stampo ‘ndranghetistico (cosche Piromalli e Molè). Le indagini hanno accertato la presenza stabile di una organizzazione criminale, con sede a Livorno, denominata gruppo “I Pesci”, con il ruolo di gestire i traffici illeciti nel porto di Livorno. 
L’operazione “Gerry”, invece, eseguita nello stesso mese di marzo sempre dalla Guardia di Finanza, ha colpito 19 soggetti, ritenuti responsabili di far parte di un’organizzazione criminale dedita al narcotraffico tra l’Italia (in alcuni casi lo stupefacente era destinato ancora al porto di Livorno) e il Sud America. In questo caso, l’attività investigativa ha evidenziato legami trasversali tra soggetti legati alle famiglie Bellocco di Rosarno, Molè-Piromalli di Gioia Tauro[2], Avignone di Taurianova e Paviglianiti del versante ionico reggino. Tra gli indagati figurano elementi residenti nelle province di Firenze e Pistoia. 
Nel mese di maggio, i militari dell’Arma dei Carabinieri hanno eseguito il sequestro di un albergo di Anghiari (AR), che sarebbe stato acquistato con denaro di provenienza illecita da soggetti ritenuti contigui alla ‘ndrina dei Comisso di Siderno (RC).

Nell’ottobre 2017, è stata arrestato a Firenze un imprenditore di Reggio Calabria e indagata la moglie, poliziotta in servizio presso la Questura del capoluogo toscano, nell’ambito operazione “Metauros” contro la ‘ndrina Piromalli, riguardante lo smaltimento illecito di rifiuti in Calabria.
Nel mese di novembre 2017, la Guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Firenze, ha arrestato 5 persone per estorsione aggravata dal metodo mafioso e bancarotta preferenziale. Le persone, di origine calabrese ma residenti in Toscana, ritenuti membri della ‘ndrina De Stefano-Tegano specializzati in estorsioni, sono sospettati di riciclare capitali di provenienza illecita. Gli indagati, con violenza e minacce si sono presentati da due fratelli fiorentini, imprenditori del mercato ortofrutticolo Mercafir, per riscuotere i crediti vantati da un imprenditore di frutta e vegetali di Bergamo, coinvolto nell’inchiesta. Le indagini sono scattate nel corso di un’attività investigativa di routine volta a verificare il reimpiego di capitali illeciti nella zona del centro di Firenze, in particolare nel quartiere di San Lorenzo.

A febbraio 2018, 14 i soggetti sono stati colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere che hanno riguardato la regione Toscana, per le operazioni “Vello d’Oro” e “Martingala”, che in totale hanno eseguito provvedimenti nei confronti di 41 persone ritenute affiliate alle ‘ndrine Barbaro e Nirta anche nella regione calabra. Questi collaboravano tra Calabria e imprese del distretto del cuoio, in particolare in concerie di Fucecchio e di Santa Croce. 
L’anno seguente, nel gennaio 2018, la DIA di Firenze ha sequestrato beni mobili e immobili, partecipazioni societarie e rapporti bancari (tra Firenze, Prato e Crotone), per un valore complessivo di oltre 4 milioni di euro, riferibili a soggetti tutti indagati in concorso per il reato di evasione fiscale e per quello di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio: Giuseppe Iuzzolino, Fiore Guercio, Martino Castiglione, Alfredo Aldrovandi, Luigi Guercio. Le indagini hanno consentito di acclarare come Giuseppe Iuzzolino, coadiuvato dagli altri indagati, abbia effettuato ingenti investimenti societari e immobiliari a Firenze e Prato, pur in mancanza di una lecita capacità reddituale, ed inoltre di verificare l’esistenza di flussi di denaro verso la ‘ndrina Giglio di Strongoli. Tra i beni sottoposti a sequestro spiccano alcuni noti locali di Firenze, tra cui il “Bar pasticceria Caldana”, il “Bar pasticceria Il Barco” e il “ristorante Pizza Man”, nonché immobili di pregio facenti parte del complesso edilizio “Il Teatro”, sito nel quartiere “Il Pino” di Prato. 
Sempre nel gennaio 2018, i carabinieri di Prato hanno arrestato due fratelli calabresi, Vincenzo e Silvano Bartolo, di 52 e 49 anni. Era già in carcere il figlio del primo, 25 anni, arrestato lo scorso dicembre nell’ambito della stessa indagine con l’accusa di estorsione. Due gli imprenditori, entrambi di Poggio a Caiano, tenuti sotto scacco: il titolare di una sala giochi che, secondo gli investigatori, pagava il pizzo addirittura dal 2010 consegnando duemila euro tutte le settimane, e il titolare di una ditta di minuteria metallica che avrebbe cominciato a versare i soldi nel 2014 per un ammontare stimato in centomila euro. Vincenzo Bartolo era già stato arrestato nel 2015, insieme ad altre persone collegate con la proiezione umbra della cosca ‘ndranghetista dei Farao-Marincola.

 

  • Mafia siciliana in Toscana

Per quanto riguarda la criminalità siciliana, le evidenze info-investigative raccolte ad inizio 2017 dalla DIA confermano le mire imprenditoriali di gruppi criminali anche verso la Toscana, nella fattispecie abitativa, oltre che commerciale.

L’operatività di Cosa nostra appare improntata alla silente contaminazione dell’economia legale. Attività di polizia concluse nel recente passato hanno, infatti, disvelato la presenza di soggetti contigui ad organizzazioni criminali di matrice siciliana, integrati nel tessuto sociale, dediti prevalentemente al reinvestimento di capitali illeciti, attraverso la collaborazione di figure professionali del posto (come in provincia di Prato, dove la DIA ha eseguito arresti significativi). A tal proposito, si possono citare i due omicidi consumati tra la fine degli anni ‘80 e i primi anni ’90 nel territorio toscano: uno era il “sottocapo” del mandamento di Resuttana, l’altro un esponente del clan mafioso catanese dei cosiddetti “Cursoti Milanesi”. Di quest’ultimo clan, a gennaio 2015, è stato arrestato a Firenze un affiliato.

Nel gennaio 2017 c’è stato l’arresto di Grazio Salvatore Gerbino della famiglia di Gela per omicidio di mafia, a Carmignano (Prato). Nel mese di aprile, invece, in provincia di Pistoia, la Polizia di Stato ha localizzato e tratto in arresto il latitante Concetto Bonaccorsi, un pluripregiudicato condannato all’ergastolo e ricercato dal 2016, esponente di spicco del clan Cappello-Bonaccorsi, frangia dei Caratteddi. Durante la detenzione, il soggetto aveva ottenuto un permesso premio di tre giorni, ma non aveva fatto ritorno presso la casa circondariale ove stava scontando la pena. 
Nel marzo seguente, la Cassazione ha confermato il sequestro di documenti e supporti informatici nei confronti dell’imprenditore Andrea Bulgarella. Il costruttore sarebbe legato alla criminalità organizzata e avrebbe, con le sue iniziative economiche e imprenditoriali, riciclato il denaro del boss latitante Matteo Messina Denaro. 
A luglio 2017, viene arrestato Pietro Tagliavia, capo del mandamento di Brancaccio a Palermo, catturato a Capraia a Limite (FI).

Nel marzo 2018, i Carabinieri hanno arrestato 4 persone per traffico internazionale di stupefacenti. Sono stati colpiti dal provvedimento di custodia cautelare: Giovanni Sutera, Renato Sutera, Ruben Crespo Guerra e Pavlin Delia. In più, sono state indagate altre 7 persone ritenute presunte prestanome dei Sutera che, negli ultimi anni, si sarebbero prestate a fare da titolari e amministratori di facciata del Caffè Curtatone di Firenze. Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo ha affermato “due esponenti di cosa nostra (ndr: i fratelli Sutera) avevano acquistato un bar nel centro di Firenze e intanto si dedicavano al traffico di stupefacenti”.

Infine, è interessante sottolineare che, secondo un’inchiesta pubblicata da L’Espresso[3], il superlatitante di cosa nostra Matteo Messina Denaro si troverebbe in Toscana, protetto anche da esponenti della ‘ndrangheta. Il boss è latitante dal 1993 e l’ultima volta è stato visto proprio in Toscana, a Forte dei Marmi.

  • Mafia campana in Toscana

Le organizzazioni camorristiche sono presenti in maniera eterogenea sul territorio regionale, con insediamenti rilevanti in Versilia (soprattutto Casalesi) e nella provincia di Prato. Si percepisce come la camorra miri a mantenere un profilo basso, senza il ricorso ad eclatanti azioni criminose (sebbene si siano manifestati tentativi di estorsioni). Evidenze investigative segnalano come imprenditori contigui ai clan, e da tempo trasferitisi nella Regione, siano usati da canali per veicolare le richieste di tangenti, provenienti dai vertici dei clan di riferimento, agli imprenditori toscani. I mafiosi-imprenditori si presterebbero ad ospitare ed assistere gli affiliati in Toscana, garantendo loro anche un impiego fittizio, nonché a ricercare imprese, disponibili a partecipare a gare per l’esecuzione di lavori per conto del sodalizio ricevendo, in cambio, “vantaggi” rispetto ad altri concorrenti del settore.

Nella provincia di Prato, si segnalano i clan Ascione e Bira-Iacomino di Ercolano, dediti prevalentemente a traffici illeciti di materie plastiche che, con la complicità di omologhe organizzazioni cinesi, vengono inviate in Cina. Nel maggio 2017, la Guardia di Finanza di Firenze ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo di quote societarie, avviamento aziendale, beni strumentali, denaro contante e crediti riferibili a due ristoranti nel capoluogo di provincia, lo “Sporting club Mezzana” e il “Gianburrasca” di via Valentini, per un valore complessivo di 5 milioni di euro. Il sequestro è stato disposto dal Gip su richiesta della Dda di Firenze. Nove persone sono indagate per fittizia intestazione di beni e trasferimento fraudolento di valori, in quanto avrebbero agevolato con le loro azioni un pratese di 47 anni, ritenuto vicino al clan Terracciano e pregiudicato per reati associativi in materia di traffico di stupefacenti. Quest’ultimo è stato già coinvolto, in passato, in un’indagine antimafia che aveva portato alla confisca delle pizzerie presenti nel territorio pratese “Don Chisciotte e Sancho Panza”.

Nel febbraio 2016 un camorrista è stato arrestato a San Giovanni Valdarno, mentre due settimane dopo è stato trovato Onofrio Mosti, camorrista arresta per omicidio di camorra.

Nell’aprile 2017, 98 persone sono state indagate e 61 società coinvolte (a Prato, Montemurlo, Arezzo Veneto e Campania) nell’ambito dell’inchiesta svolta dai carabinieri forestali. Questa era relativa ad un’associazione per delinquere di tipo transnazionale dedita al traffico di rifiuti industriali (plastica e stracci) dall’Italia alla Cina. I rifiuti partivano da diversi porti italiani, tra i quali Livorno. Un cittadino cinese residente a Prato era uno dei principali responsabili del traffico. Alcuni interessi sarebbero esercitati anche dal clan camorristico “Fabbrocino”, costola dei Casalesi
Nello stesso mese, il Tribunale di Pistoia ha condannato a 9 e a 6 anni, per estorsione e usura, Vincenzo Ascione, 61 anni residente a Montemurlo (PO), e Ciro Ascione, nato e residente a Prato, figlio di Vincenzo. Latitante in Tunisia, Vincenzo Ascione, secondo gli investigatori, è affiliato al clan camorristico dei già citati Birra-Iacomino di Ercolano (Napoli). I delitti sono stati commessi ai danni dei titolari dell’Autofutura srl di Quarrata (PT), dichiarata fallita il 27 novembre del 2008. Il processo ha la sua origine dall’inchiesta sul traffico illecito di rifiuti (stracci) fra Prato e la Campania che nel 2011 portò a 18 arresti.

A novembre 2017, invece La Squadra mobile di Firenze e Napoli hanno eseguito il provvedimento di sequestro preventivo delle quote di due società edili, con sede a Figline Valdarno (FI), la Valdarno Costruzioni srl e la Edil Europa 2, riconducibili al clan Mallardo di Giuliano in Campania (NA). In dieci anni, le due società hanno comprato e venduto 4 unità immobiliari a Loro Ciuffenna (AR), 15 unità immobiliari a Montevarchi (AR) e 8 unità immobiliari a Reggello (FI)[4]
Sempre nel mese di novembre, la Dia di Firenze ha sequestrato beni per un valore complessivo di 2 milioni di euro nei confronti del latitante pluripregiudicato Vincenzo Ascione, detto “Babbalaccone”, referente in Toscana nella provincia di Prato del clan camorristico Birra- Iacomino. Nella circostanza, il Tribunale di Prato ha irrogato, altresì, a carico di Vincenzo Ascione la misura di prevenzione personale della Sorveglianza speciale. 
Nel dicembre, invece, 59 persone sono state rinviate a giudizio e 20 aziende coinvolte per lo smaltimento illecito di rifiuti, nell’ambito di un filone dell’inchiesta chiusa dalla Dda di Firenze. Nell’inchiesta è coinvolta anche la Veca Sud, già sottoposta ad altre indagini (tra le quali quella relativa alla Tav Firenze), poiché ritenuta dagli investigatori “strettamente collegata ad ambienti della criminalità organizzata di tipo camorristico e in particolare ai clan dei Casalesi e alla famiglia Caturano”.

Nel febbraio 2018, è stata arrestata una persona di Massa Carrara nell’ambito di un’operazione contro il commercio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi di guerra, relativa ai clan Reale-Formicola e De Micco. 
A marzo 2018, in ultimo, le investigazioni hanno evidenziato un gruppo criminale, basato in Provincia di Lucca, che ruotava intorno a tre imprenditori (di Lucca, Montecarlo (LU) e Caserta), i quali, utilizzando società “apri e chiudi” con prestanome con sede in Toscana e Campania, si aggiudicavano oltre 50 commesse della ASL 3 di Napoli Sud, attraverso turbative d’asta attuate con “accordi di cartello” per lavori di somma urgenza e “cottimi fiduciari”. Il gruppo criminale riusciva, negli ultimi anni, ad incamerare illecitamente e “a costo zero” appalti per oltre 6 milioni di euro, che venivano riciclati nello svolgimento delle attività immobiliari del sodalizio, come l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione di edifici da parte di società del gruppo con sede in Provincia di Lucca e Grosseto. Ad alcuni tra i soggetti oggi arrestati viene altresì contestata l’aggravante di aver agevolato la cosca mafiosa dei casalesi “fazione Zagaria”, notoriamente radicata nel casertano (Casapesenna, San Cipriano D’Aversa, Trentola Ducenta, San Marcellino) e con ramificazioni in Toscana, nel Lazio e in Emilia-Romagna. Tra gli ulteriori appartenenti al sodalizio si evidenzia, infine, un avvocato, indagato a piede libero ed esercente l’attività̀ di consulente del lavoro con sedi a Salerno e a Follonica (GR).

________________________________
Note:

[1] La tabella fa parte (pag. 45) del “Primo Rapporto sui Fenomeni di Criminalità organizzata e Corruzione in Toscana” della Regione Toscana e della Scuola Normale di Pisa, aggiornato al giugno 2017. Nel report si prova a quantificare questa presenza: 57% per i clan campani, soprattutto Casalesi ed Ercolano; 34% per i clan calabresi.

[2] Come nel marzo 2016, quando la Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria e i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze e di Pistoia, coordinati dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, hanno eseguito una confisca di beni per un valore di 45 milioni di euro nei confronti Armando Raso, 42enne di Taurianova (RC) esponente di spicco del clan e imprenditore operante, in maniera occulta, nel settore della sanità privata calabrese (gestione di case di cura e centri riabilitativi) e in quello immobiliare (mediante imprese operanti in Toscana ed in Calabria).

[3] Di Lirio Abbate e Giovanni Tizian, 28 marzo 2018: http://espresso.repubblica.it/inchieste/2018/03/22/news/ha-un-nuovo-volto-e-non-ci-vede-quasi-piu-parla-l-uomo-che-ha-incontrato-matteo-messina-denaro-1.319917 .

[4] Tra i destinatari della misura cautelare Francesco Mallardo, boss del clan della Camorra. Sottoposte a sequestro preventivo unità immobiliari, in tutta Italia, società operanti in vari settori, veicoli e rapporti bancari, per un valore stimato intorno 50.000.000 di euro. L’inchiesta riguarda una presunta associazione di tipo mafioso, riciclaggio, violazione della normativa sulle armi, e intestazione fittizia di beni.

_______
Bibliografia:

Di seguito citiamo e ringraziamo per il loro lavoro tutti questi operatori istituzionali, associazionistici o accademici:

  • Salvatore Calleri e Renato Scali, “Focus Mafia in Toscana 2018: la Toscana è terra di criminalità organizzata”.
  • Direzione Investigativa Antimafia (DIA), “Attività svolta e risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia: gennaio-settembre 2017”, Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento.
  • Regione Toscana con Scuola Normale di Pisa, “Primo Rapporto sui Fenomeni di Criminalità organizzata e Corruzione in Toscana”, (2016, aggiornato giugno 2017).
  • Civico97, “Rapporto sulla partecipazione politica e civica nei comuni della Provincia di Firenze”.
  • Civico97, Transparency International Italia, Riparte il futuro, “SEGNALARE LA CORRUZIONE NEI COMUNI: Rapporto sulle Relazioni dei Responsabili per la Prevenzione della Corruzione nei capoluoghi di provincia italiani”, settembre 2017.
  • Regione Toscana, “Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana”, 2018.