La mattanza e la repressione del “brigantaggio”(1862-64)

Il passaggio di Garibaldi fu una meteora che lasciò intatti i problemi del Meridione: fame di terre, necessità di riforme sociali, lavoro, assistenza a una nascente economia industriale, giustizia, istruzione. Nulla avvenne. Una volta rassicurati i nobili e i grandi proprietari terrieri sull’intoccabilità dei loro privilegi, si soffocò qualsiasi forma di ribellione. Circolavano, specie in Campania, vaste frange di legittimismo borbonico, altrove i latitanti, giovani che rifiutavano di fare il servizio militare (sette anni), si univano a mitici banditi che garantivano il controllo del territorio riparando ad errori ed ingiustizie e depredando famiglie ricche e intoccabili. Enormi pezzi di ricchezza vennero trasferiti al nord, a cominciare dai proventi della vendita dei beni della Chiesa, messi all’asta, senza un piano per incentivare la piccola proprietà e rendere produttive le terre incolte. Il dissenso si organizzò in vere e proprie rivolte che misero in allarme il governo di Torino. Lo chiamarono “brigantaggio”: come oggi si definisce “terrorismo” la vasta fascia del dissenso sociale, specie quando esso minaccia di organizzarsi per distruggere o cambiare equilibri politici sedimentati. Saccheggi, spoliazioni, stupri, violenze inaudite, distruzione di
interi paesi, di fabbriche, di raccolti, di risorse, furono i presupposti sui quali si pretese di fare l’unità. Questa ferita è stata rimossa dalle pagine della nostra storia, ma ancora brucia e chiede vendetta nei confronti dei cosiddetti “barbari sognanti”. La risposta di allora fu il massacro. Generali militarmente incapaci sfogarono la loro boria sulle inermi popolazioni del Sud. Paesi, come Pontelandolfo e Casaduni, vennero cancellati. “Intere popolazioni meridionali vennero sottoposte a una spietata repressione militare, di cui si è persa ogni
traccia, perchè la documentazione relativa è stata scientificamente distrutta, ma che provocò, secondo calcoli attendibili, una carneficina di un milione di morti… ”Non si perda tempo a far prigionieri” …aveva scritto Cavour al suo re… e poi medaglie per tutti, lodi in proporzione al numero dei meridionali macellati” (Pino Aprile: “Terroni” pagg 74,75, edizioni Piemme).

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